La musica religiosa a Venezia al tempo di Marcello

Dopo la morte di Monteverdi, anche se Francesco Cavalli riscuote notevole successo, ed operano personalità della levatura di un Vivaldi, Legrenzi, Lotti, Galuppi o Caldara, Venezia cessa di essere il "centro culturale del mondo". Questo non significa che la vita artistica si ferma, ma che ci si diverte più di quanto si crei, come testimoniano i numerosi visitatori che giungono in laguna attirati dalle case da gioco e dai teatri, o dalla fastosità delle cerimonie ufficiali e dalle opere d'arte che vi si possono vedere. Nella Cappella Ducale, di Giovanni Legrenzi, maestro per soli cinque anni fino alla sua morte nel 1690, si può parlare come uno dei compositori più dotati della fine del XVII secolo. Nella sua musica da chiesa, egli non si discosta dalla via tracciata dai suoi predecessori, impiegando lo stile antico nella sua messa a cinque voci, lo stile concertante con un numero variabile di voci nei suoi salmi, mottetti, messe, vespri o compiete. Alla sua morte, si succedono tre maestri senza grande rilievo, con l'eccezione di Antonio Lotti, il quale però non potè rimanere in carica che quattro anni (1736-1740). Già dal 1701 egli era comunque attivo all'Ospedale degli Incurabili per il quale scrisse degli oratori e dei mottetti, mentre per la Cappella Ducale ebbe modo di comporre come organista molta musica, rivelando una scienza della scrittura contrappuntistica ed una profondità espressiva poco comuni. Basti citare i suoi Vespri e, soprattutto, il Miserere in re a quattro voci, eseguito per la prima volta nel 1733 ed in seguito tutti i giovedì santi in San Marco per tutto il corso del '700.

L'ultima grande personalità che operò a San Marco, fu quella di Baldassarre Galuppi, già maestro di musica all'Ospedale dei Mendicanti dal 1740 al 1751, che assunse il carico di Maestro di Cappella dal 1762 alla morte.Egli ebbe anche l'incarico di maestro di coro agli Incurabili, e la sua musica da chiesa apparteneva al miglior stile teatrale, arricchita com'era da vere arie di bel canto.Più noto come compositore per il teatro, Galuppi scrisse per la Cappella Ducale messe, mottetti, salmi, Miserere, Te Deum e Magnificat. La sua ultima composizione fu, comunque, una messa di Natale, composta poco prima di morire.Accanto a queste figure officiali di San Marco, va ricordato anche Antonio Caldara (1670-1736) che, dopo essere stato cantore nella Cappella Ducale, abbandonò definitivamente la laguna prima per la corte di Mantova, poi per quella di Vienna dove fu Kappelmeister fino alla morte. Ma anche il napoletano Nicola Porpora (1686-1768) che si stabilì a Venezia nel 1726 dove fu maestro agli Incurabili fino al 1733. A Venezia, Porpora cercò, senza successo, di raggiungere la carica di maestro in San Marco, ed assunse la carica di maestro di coro prima alla Pietà, poi all'Ospedaletto fino alla sua partenza definitiva nel 1747. Tra le sue opere, si ricordano il Magnificat in sol minore del 1742 ed una trentina di mottetti latini per solista, scritti senza dubbio per i suoi allievi preferiti.

Altri furono comunque gli apporti di musicisti meridionali alla vita musicale veneziana, tutti in primo luogo compositori di opere, ma presenti anche negli ospedali. Si può a questo riguardo ricordare Niccolò Iommelli, agli Incurabili dal 1743 al 1747; Tommaso Traetta, all'Ospedaletto tra il 1765 ed il 1768, e Antonio Sacchini, attivo fino al 1772. Dalla Germania venne invece frequentemente a Venezia Johann Adolf Hasse, uno dei più celebri compositori d'opera del tempo. Egli risulta operare agli Incurabili fin dal 1727, assumendovi dal 1736 la carica di maestro di cappella.

Tra i veneziani attivi nel mondo musicale, va ovviamente ricordato Antonio Vivaldi (1678-1741) figlio di un violinista della Cappella Ducale. Data la lunga permanenza nella carica di maestro di Cappella da parte di Antonio Biffi, a Vivaldi restò aperta la possibilità di fare una carriera del tutto modesta come "maestro di violin delle figliole" alla Pietà, per figurare, solo nel 1729, come "maestro di concerti di questo ospedale", titolo conservato fino al 1738.Al corpus della sua musica sacra appartengono un Kyrie e due Gloria, salmi, inni, antifone, Te Deum e Magnificat, dando dimostrazione di praticare stili diversi e spesso consentendo che lo stile da concerto s'insinui nel tessuto della composizione sacra, offrendo un effetto finale poco "ecclesiastico".Tra le composizioni religiose vivaldiane, l'oratorio Juditha triumphans devicta Holofernis barbarie, che fu eseguito alla Pietà nel novembre del 1716 a celebrazione della vittoria di Petrovaradin, che segna la fine della sesta guerra contro i Turchi cominciata due anni prima. Si tratta di un oratorio di grandi proporzioni per 5 voci, coro ed orchestra, fra i quali anche una ciaramella, un mandolino, quattro viole all'inglese ed una viola d'amore.Oltre al contenuto sacro, l'oratorio si presta ad una lettura allegorica, dove Giuditta personifica la Repubblica di Venezia, mentre Oloferne rappresenta il sultano vinto.


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