Gli Ospedali

Il più importante dei quattro Ospedali esistenti nella Venezia del '700, l'ospedale di Santa Maria della Pietà, ha origini assai antiche, e, fino a non molto tempo fa, era un "istituto degli esposti" che faceva risalire le sue origini al 1348. La fondazione è attribuita a fra' Pieruzzo di Assisi che già si dedicava all'assistenza dei bambini abbandonati. Ancora più antiche appaiono le origini di San Lazzaro ai Mendicanti, sorto come lebbrosario nei pressi di San Trovaso nel 1224 e trasferito poi nell'isola omonima. Con l'andar del tempo diventò ospizio obbligatorio dei mendicanti, per tornare all'inizio del '600 a Venezia dove vi furono costruiti una chiesa ed un'ospizio. Fin da quest'epoca si registra una qualche attività educativa per i giovani, caratterizzandosi col tempo come orfanotrofio.

Chiuso con la caduta della Repubblica, diviene nel 1809 ospedale militare e quindi viene incorporato nell'Ospedale Civile nel 1819. L'Ospedale degli Incurabili nasce per i malati di malattie veneree nel 1522 e gradualmente accoglie "orfani e putti". Nella sua fondazione si è impegnato Gaetano da Thiene e in seguito se ne occuperanno i Gesuiti, tra cui Francesco Saverio.

La fine della Serenissima porterà alla sua chiusura ed alla trasformazione nel 1807 in Ospedale civico e poi in caserma. Il 1527 segna la data di nascita dell'Ospedaletto come ospedale vero e proprio, e solo successivamente comincerà ad accogliere gli orfani, trasformandosi in ricovero per anziani nel 1807.

Circa l'inizio dell'attività musicale, per la Pietà si deve risalire al 1598, data di un edizione di mottetti di Ruggero Giovannelli dedicata alle "virtuose giovani del pio loco della Pietà di Venetia". L'esistenza di un coro femminile all'Ospedaletto è accertabile già dal 1575. Mentre per gli Incurabili e per i Mendicanti non si può parlare di attività musicale almeno fino ai primi decenni del '600. All'inizio l'attività legata alla musica deve essere stata forse solamente liturgica, e doveva rispondere ad una esigenza di manifestazioni musicali assai viva in quel tempo, e di fornire alle fanciulle che ne avevano l'attitudine, accanto alla dote "pecuniaria", una "dote" musicale assai apprezzata. L'attività didattica era pensata in funzione delle esigenze interne dei quattro Ospedali, e conseguentemente le giovani musiciste erano educate nell'ambito di queste esigenze, con l'esclusione del fine di una successiva attività professionale. I futuri mariti delle giovani della Pietà dovevano infatti impegnarsi a rinunciare a qualsiasi attività musicale della moglie. L'altra strada che alle giovani si apriva, scartato il matrimonio, era il convento. La Pietà poteva del resto contare su una settantina di musiciste (tra cantanti e strumentiste) selezionate tra un migliaio di ragazze ospitate nell'istituto, mentre gli altri ospedali (o Conservatori come allora venivano chiamati) potevano fare la loro scelta solo su un centinaio di ragazze e disponevano di una quarantina di musiciste.

In queste istituzioni, in cui la musica viene praticata da giovani virtuose che amano rimaner custodite dentro un ritiro, l'attività musicale diviene manifestazione tanto importante da costituire uno degli elementi caratteristici della vita sociale veneziana, da suscitare l'ammirazione di musicisti e viaggiatori di ogni paese, da richiamare al posto di Maestro di Cappella musicisti tra i più illustri. Mantenere in vita queste istituzioni, nonostante i problemi che le assillavano, diventa una questione di prestigio, e per questo si ricorre alle contribuzioni private straordinarie. Ciò consente loro di sopravvivere ancora per qualche tempo dopo la caduta della Repubblica. Solo la Pietà continua anche nell'800 grazie ad un lascito di un Procuratore di San Marco condizionato alla prosecuzione della produzione musicale. Vengono pertanto rappresentati ancora 9 oratori, 8 dei quali dovuti a Bonaventura Furlanetto e l'altro ad Agostino Perotti. Certamente gli Ospedali favorirono lo sviluppo di un dilettantismo musicale di buon livello in diverse famiglie, ma non poterono risolvere le esigenze del professionismo musicale in un ambiente dove la musica era lo "svago" preferito dai veneziani. La musica a Venezia era elemento irrinunciabile del prestigio e dell'orgoglio di una delle maggiori città d'Europa,ornamento dei palazzi nobiliari, fatto di rilievo economico non trascurabile, ma non era cosa di cui le classi superiori potessero occuparsi se non sul piano di un sia pure elevato dilettantismo. In sostanza, la musica pare essere stata soprattutto la risorsa di gente che di molte altre risorse non poteva disporre, in un sistema di vita che, fatta eccezione per le classi superiori, lasciava ben poco spazio ad una libera esperienza culturale.


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